chi era quell'uomo su una bicicletta da bambini?
erano appena usciti i cartelloni (recitavano "esito positivo"), e quell'uomo aveva affittato la bicicletta di un bimbo in cambio della promessa di una partita a calcio.
cosa ci faceva li' la presidentessa di commissione? perche' era tornata in quella scuola?
quell'uomo sfrecciava sulla biciclettina, noncurante del fatto che era gia' caduto piu' volte, e disegnava ampi cerchi attorno a quella terribile donna, facendo "bruuum... bruuum...".
sono uscito con sessantuno. che e' uno in piu' di quanto mi aspettassi, percio'.
la piucca, so che non vi importa, e' uscita con sessantadue: sono molto orgoglioso di lei.
la sera c'erano una serie di ottimi motivi per uscire: la notte bianca, il diploma, e il mio ventesimo compleanno. tuttavia qualcuno non si e' visto, e mi dispiace per lui.
la serata e' iniziata con una foto con autoscatto: dopo il flash ci samo accorti che ervamo in posa in mezzo a una cacata di cane colossale (e la piucca aveva i sandali).
poi, per caso, abbiamo incontrato gente che a stento ci si ricordava gli uni degli altri, tanto che abbiamo passato una buona mezz'ora a giocare a "ti ricordi il mio nome? inizia per...", sorseggiando chi il suo cocktail, chi la sua birra, chi il suo chinotto (...).
da notare che uno dei nostri ha cercato di fare a botte tutta la serata (si diverte con poco) senza riuscirci, mentre io ho cercato di farmi i cazzi miei e divertirmi e son finito chissaccome in mezzo al fottìo. a suo modo e' stato comunque divertente.
ieri si era un po' tutti davvero felici.
ventiquattro ore di allegria che nemmeno Pollon.
giovedì 9 luglio 2009
diploma, compleanno, e cos'altro?
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giovedì 2 luglio 2009
NPDE: bloopers
ecco, come in ogni cronistoria dai toni pallosamente piatti e depressi che si rispetti, alla fine devono arrivare i bloopers.
che poi, per come li intendo io, sono le scene tagliate, gli errori, e tutte quelle cose buffe che trovate negli extra di alcuni DVD.
immagino siano anche delle caramelle, o dei cereali, o una squadra di qualche sport... d'altronde San Marco e' senz'altro anche il nome di una pizzeria, la gondola costa, la gondola e' solo un bel giro di giostra. quindi.
insomma, ecco una compilation degli errori commessi durante questi esami dal sottoscritto (che ci crediate o meno):
1) farsi ritirare il dizionario encicloepdico il primo minuto del primo giorno.
2) girarsi verso la piucca nella seconda prova e dire "la presidentessa ha una scopa cosi' su per il culo che si vede il manico quando parla", per accorgersi poi di avere detta donna-scopa alle spalle, che ti osserva con aria furente, e ti intima uno stizzito "voltati!".
3) pensarla come nel film (IL film), e studiare tutta storia tranne l'argomento che avevo spiegato io alla classe, perche' "tanto quella fa' la stronza e non me lo chiede...", salvo poi trovarsi a balbettare una fantasiosa versione della rivoluzione bolscevica.
4) presentarsi agli orali dei compagni e prendere per il culo la prof di lettere davanti a un pubblico divertito, finche' un tuo amico non ti interrompe dicendoti "comunque ti presento Tizio, e' suo figlio".
5) presentarsi al proprio orale un po' poco in forma, e scrivere l'orario di inizio al posto di quello di uscita e viceversa.
6) correggere la terza prova di matematica, e alla frase della prof "... e questa era la risposta esatta", risponderle "eh, e io che ho scritto?" (peggio, avendo ragione), tirandosi dietro un pippotto di un'ora a causa di un passo falso dettato da quella tua incapacita' di tenere la bocca chiusa.
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mercoledì 1 luglio 2009
notte prima degli esami #4
che poi e' la vera notte prima degli esami: quella prima degli orali.
dopo una giornata all'insegna del ripasso svogliato e dell'attenta visione di MTV (c'era lo speciale su Michael Jackson), mi accingevo a continuare a studiare svogliatamente e visionare attentamente MTV.
come al solito si e' presentata, dopo una cena tipo inesistente, la solita ansia.
stufo di lamentarmi (non credevo ci si potesse stufare di lamentarsi) ho finto di non notarla e ho deciso che la notte prima degli esami, se non come nel film, andava passata almeno a cazzeggio.
cosi' niente, roba tranquilla, un paio di birre, un paio di sambuche, un paio di sangrie, cinque euro di fumo... tutta roba che non ho nemmeno sfiorato, perche' volevo menarmela dicendo "no, stasera no: domani ho gli orali.".
in ogni caso finalmente un po' di svago, e un buon motivo per aver dormito poco, sicuramente piu' divertente di fissare il soffitto.
il mattino ho visto gli orali dei miei compagni: la piucca se l'e' cavata bene, anche se era un po' tesa.
avrei voluto spaccare la faccia alla presidentessa della commissione per come l'ha trattata: e' gia' la seconda volta che cazzia pesantemente qualcuno per futili motivi.
quando e' arrivato il mio turno, le simpatiche megere hanno optato per una pausa pranzo.
dalle teoriche undici son finito alla cattedra solo alle due.
solo un po' di nausea prima di sedermi, poi le ho guardate in faccia e ho pensato che in quella stanza, l'unico a sapere tutte le materie ero io: loro sapevano solo la propria.
cosi' sono partito disinvolto con una tesina che mi e' valsa i complimenti dalla presidentessa (quella stronzetta), poi inglese (con la bocca un po' impastata), diritto, italiano... una bella caduta in storia, ma e' stata tutta colpa mia, poi impianti, analisi, e infine matematica (correzione della terza prova, tutto ok).
la prof di italiano mi ha chiamato per la correzione del tema, ma era intonso. ha aperto il foglio protocollo e l'ha richiuso. per lei era troppo breve, per questo mi ha dato solo undici.
in realta' erano tre colonne e mezza, ovvero perfettamente all'interno delle "dalle tre alle cinque" della consegna.
mi piace pensare che la prof adori cosi' tanto i miei temi da rimanere ogni volta amareggiata dal fatto che, prima o poi, debbano finire.
ma e' solo un mio delirio di onnipotenza.
ho salutato tutte, con particolare attenzione la prof di inglese (che quest'anno ho fatto lo stronzo con lei ma non se lo meritava), e quella di matematica (che continua a sembrarmi la Colombari, e mi son perso nei suoi occhi per tutto l'esame). poi ho ringraziato la prof di italiano, che comunque io la odio ma ci voglio troppo bene. odi et amo.
infine mi sono esibito nel mio "arrivederci" (quello che suona tantissimo come un "puppamelo, stronza!"), rivolto alla prof di analisi.
appena uscito, conscio di aver fatto almeno venti (che mi e' anche stato anche un po' confermato da uno dei miei insider), mi sono buttato sul prato. una rana saltellava accanto alla mia testa, e allora mi son chiesto se sono io ad attrarre rettili e anfibi, o se magari leggono il mio blog e cercano i loro quindici minuti di gloria.
mi girava ancora la testa, ma stavolta non c'entrava la mia ansia.
e' che ci vuole un attimo ad abituarsi alla liberta'.
P.S.
grazie a tutti quanti per il supporto morale.
in particolare ad ognuno di voi, con una menzione speciale a ciascuno (...).
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lunedì 29 giugno 2009
notte prima degli esami #3
e che palle 'sti post sugli esami.
mi hanno davvero rotto iccazzo.
eddaje... vabbe', ieri sera ho passato un'oretta in balcone a guardare la citta' di notte dall'alto dei miei nove piani. e' una cosa che amo fare. tanto tra zanzare e caldo non sarei riuscito a dormire.
e infatti non ci sono riuscito, complice anche un gatto grasso e peloso che mi si e' appiccicato addosso appena ho guardato da lontano il letto.
il mattino alle otto e mezza ero gia' a scuola. cosa buffa, dato che la terza prova sarebbe iniziata solo all'una.
l'intenzione era di studiare, ma in realta' abbiamo solo fatto mille futili giri in macchina cantando i Finley (si', i Finley) a squarciagola.
all'alba delle dodiciettrenta eravamo tutti bianchi come stracci, e bramavamo di entrare e farla finita.
non ci fosse stata matematica, la terza prova sarebbe andata molto bene. ma c'era, e l'ho lasciata in bianco. totalmente. che e' sconsigliabile, lo so, ma se non sapevo nulla non sapevo nulla.
poi sono rimasto a scuola senza toccare cibo, campando sulla solita lattina di Chino' e il solito pacchetto di sigarette (tra due giorni smetto, eh), in attesa della pubblicazione dei risultati.
che sono usciti alle sette e mezza.
quindi record personale con undici ore filate passate nei confini scolastici. grazie, grazie.
quando ormai fisico e psiche cedevano, e giocavamo a unidici con un bimbo del luogo che manco in un film di Salvadores, ci hanno chiamati:
I prova... undici. cioe'. undici. fanculo, io voglio vederlo, 'sto tema.
II prova... otto. e vabbe', lo si era detto che anche no.
III prova... nove. che se consideriamo una materia lasciata in bianco significa che nelle altre ho dato il meglio del meglio.
e niente. son tornato a casa alle otto e un quarto, poi doccia, poi di nuovo in giro a portare mio fratello a casa, e alle dieci ho posato il culo solla sedia e mangiato un piatto di pasta ghiacciato. poi blog e ora a nanna.
P.S.:
ah, per la cronaca, dati i miei ben dodici crediti, all'orale devo fare minimo venti.
si accettano scommesse.
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sabato 27 giugno 2009
notte prima degli esami #2
la notte prima della seconda prova ho dormito.
un po' per stanchezza, un po' perche' mi sentivo sicuro, un po' perche' sono uno che ci mette poco a vedere le cose per quelle che sono, e dopo il tema ho capito che l'esame non e' poi 'sta gran cosa.
e' un compito in classe con un prof. un po' severo, ma nemmeno troppo: si risolve la prova, ogni tanto ci si scambia qualche parola di conforto, si scherza con i compagni e la commissione, si mangia e beve, i prof. se possono aiutano, se non aiutano chiudono un occhio quando l'aiuto viene da altre fonti.
ieri hanno anche beccato dei libri in bagno (non miei, che alla fine ho deciso di non copiare), e si sono limitati a toglierli senza prendere alcun provvedimento, anche se c'erano scritti i nomi (credo fossero del signor Felice Furbizia, o roba del genere).
beh, comunque sfiga a catinelle.
ieri e' uscito il problema sull'estrazione, che e' una cosa lunga, difficile, e per nulla user friendly (ci vogliono righe da un metro e fogli protocollo aperti solo per disegnare il grafico), tanto che non usciva da una decina d'anni o poco piu'.
ha fatto una strage.
il disegno invece e' andato bene, o almeno a me sembra andato bene (la risoluzione di Calatozzolo, professore di impianti al Molinari nonche' autore del mio libro di testo, e' comunque molto piu' semplice della mia. io c'ho messo un fracco di roba in piu'. e un controllo di livello in meno.).
per quanto riguarda le relazioni, quella sul GPL in qualche modo e' andata. non troppo esaustiva, ma e' andata. quella sull'equilibrio chimico l'ho fatta un po' di merda.
insomma, mi aspetto quei sette, massimo otto quindicesimi che a questo punto devono essere compensati da almeno dodici/tredici nel tema.
e dire che contavo sulla seconda prova per ammortizzare la mazzata della terza.
vabbe', il gioco continua.
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giovedì 25 giugno 2009
notte prima degli esami
io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra, e un pianoforte sulla spalla.
evidentemente mi ricordo male.
tra l'altro col cazzo che ho voglia di scrivere, dopo il tema, ma vabbe'. lo faccio per voi. pero' scrivo tutto quello che mi passa per la mente, come mi passa per la mente. se non capite non importa, saltate.
innanzitutto, mi spiace smontare chi ancora ci crede, ma la notte prima degli esami non e' proprio come nel film.
io ad esempio ho fatto la tesina ieri. dalle otto e trenta del mattino fino alle due di notte, con sole due pause di mezz'ora l'una.
in ventiquattro ore ho mandato giu' mezzo piatto di pasta, uno spiedino (scartando i peperoni), un litro e mezzo di Estathe' al limone, e un pacchetto da venti di Marlboro.
finito di stampare la tesina ho letto i messaggi tipo "sbornia triste" che mi arrivavano da chi come me non dormiva, e cominciava a cedere psicologicamente.
il lampo di pazzia del pre-esame l'ho avuto: ho mandato verso le tre un messaggio a qualche pirla del mio stampo con scritto "tra mezz'ora davanti a scuola a giocare a calcio?".
tipo ricevere tipo sei messaggi con scritto "no." in tipo venti secondi e' tipo avvilente.
se stanotte non dormo ci riprovo.
poi, dopo una notte a fissare il soffito, trovarsi a scuola con tutti i tuoi amici che stanno evidentemente male e' una pacchia.
sapere che gli unici due che sono usciti a far baldoria han dovuto accostare l'auto per vomitare, in preda ad un attacco d'ansia, e' addirittura sublime. proprio da film.
che poi uno dice che lo fanno aspettare cinquantacinque minuti al sole perche' il tema l'abbiamo iniziato alle nove. cioe'.
e niente, mi hanno subito ritirato il dizionario, perche' enciclopedico. ma tanto mi vanto di conoscere un buon numero di parole italiane, e non ne ho avuto bisogno.
Svevo mi sta' sul cazzo, quindi nada. ho fatto la traccia sui Social Network, illustrando prima una storia verosimile della nascita del web 2.0, per poi esaltare la funzione dei SN di liberta' informazione, portando ad esempio la situazione iraniana dei nowadays (nowadays in italiano e'...?).
tra l'altro che palle.
la piucca ha avuto un crollo nervoso perche' e' stata estratta come prima agli orali, e aveva gli occhi lucidi. mi si e' stretto il cuore, povera picci. le voglio bene.
se poi aveste visto il film "paura e delirio a Las Vegas" sapreste come vedo ed interpreto il mondo in questo momento, sveglio da quaranta ore e sostenuto da una quantita' di cibo irrisoria.
e insomma. ho dormito un'oretta su una panchina, dopo il tema, mentre aspettavo gli altri: che goduria.
domani e' peggio. che poi niente.
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sabato 20 giugno 2009
the Lizard of Odd
pausa.
ci vuole una pausa.
sento da qualche minuto, forse qualche ora, l'impellenza di qualcosa. ma cosa?
adesso l'ho capito: una pausa.
d'altronde e' l'una e sto' studiando dalle otto e mezza: non mi era mai successo prima.
cosi' raccatto qualche anima stanca ed esco alla luce del sole.
ah! la luce del sole! ci sono tipo quaranta gradi all'ombra e quasi non li sento.
i miei compagni di sventura ed io siamo tutti stanchi e non parliamo: divoriamo il pranzo, se cosi' vogliamo chiamarlo, e poi ci sediamo sul marciapiede a fissare il vuoto. solo cinque minuti.
la realta' scema: nella mente si affollano i grandi poeti del novecento: Leopardi, Pascoli, Verga... cazzo, ne avessi citato uno che fosse veramente del novecento.
e vabbe', dell'ottocento.
guardano tutti verso Montale, che sta' declamando qualcosa: dato che sono in pausa mi concedo di ficcare un po' il naso e mi avvicino.
parla di Gascromatografia: efficienza, teoria dei piatti e delle velocita', la Van Deemter, SCOT, WCOT, l'accoppiamento con lo spettrofotometro di massa, Cs, Cm, film liquidi, Kieselghur (o terra di diatomee), fasi legate... che palle.
non mi e' mai piaciuto Montale, tantopiu' quando parla di cose che non sa.
me ne vado, torno dai miei amici, e li trovo tutti in catalessi.
chissa' quanti di loro stanno ascoltando la conferenza di Ungaretti sui differenziali... mi spiace di essere tornato alla realta' e non poterla seguire io stesso.
una lucertola lunga pochi centimetri, dall'altro lato della strada, mi fissa insistentemente.
poi prende coraggio e si avvicina; dapprima titubante, poi sempre piu' decisa.
alla fine si infila di corsa sotto il mio piede sinistro, all'ombra della mia Converse: penso sia un'immagine molto poetica, e mi riprometto di scriverne sul blog.
ci rimane dieci minuti, e io cerco di non muovermi troppo per non disturbarla. mi fa' pensare a me stesso, in pausa.
quando se ne va' un po' mi dispiace: dopotutto avevamo condiviso qualcosa quel giorno, e mi ci ero quasi affezionato.
mi accendo una sigaretta, e guardo gli altri destarsi uno ad uno, finche' non ci siamo tutti.
ci guardiamo in faccia, ma in ognuno vediamo solo noi stessi.
mentre rientriamo sento l'impellenza di qualcosa... forse di una scarpa sotto la quale riposare.
ormai, pero', la pausa e' finita.
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martedì 16 giugno 2009
tipo chimica
... e poi c'e' quando uscite di casa la mattina per studiare in biblioteca (che senno' vi distraete), e vi comprate due focacce con le olive dal panettiere.
poi studiate tutto il giorno mangiandone una e un morso, e dicendovi che l'avete fatto piu' per sfizio che per fame, perche' voi potete tranquillamente andare avanti due giorni su una lattina di coca cola.
tornate a casa verso le cinque e mezza, vi buttate in doccia perche' in 'sto periodo si suda che e' un piacere, alle sei e mezza (si', faccio docce molto lunghe, mi rilassa) aprite lo zaino, guardate con astio il libro di impianti, buttate il dito di estathe' al limone che e' avanzato, e che, in quanto funna, vi fa' piu' schifo della merda, ed estraete la focaccia (deficiente di un morso), accingendovi a buttarla, dato che e' rimasta una giornata in un sacchetto di plastica sotto al sole, e voi non avete fame, perche' voi potete tranquillamente andare avanti due giorni su una lattina di coca cola.
cosi', per fare, decidete di concedervi un'oliva che e' proprio a bordo sacchetto, cioe' alla vostra portata, e nel mentre che ve la infilate in bocca vi dite che la si manda giu' meglio con un morso di focaccia, magari due, al limite tre.
e cosi', in quei pochi attimi che intercorrono dal momento del prelievo dell'oliva al deposito di essa tra le vostre fauci, con l'altra mano vi siete infilati in bocca meta' della molliccia focaccia (l'altra meta', meno un morso, avra' comunque vita breve).
perche' voi potete tranquillamente andare avanti due giorni su una lattina di coca cola.
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domenica 14 giugno 2009
che ne sara' di noi?
dato che l'altro giorno chiedevo alla Pinka di credermi, e lei, seppur con riserva, l'ha fatto, mi pare quantomeno educato spiegarle cosa intendevo.
allora.
solitamente, quando si finisce l'anno scolastico, la sensazione che si prova e' sempre quella di togliersi dalle spalle un grosso macigno ricoperto di cocci di bottiglia, farsi medicare le ferite da un'infermiera con le fattezze di Demi Moore, mentre una seconda, stavolta sosia di Jessica Alba, vi spalma di unguenti profumati, il tutto su un letto di piume.
poi, c'e' la sensazione che si prova alla fine del quinto ed ultimo anno, ovvero quella di togliersi dalle spalle un enorme macigno ricoperto di cocci di bottiglia intinti in sale e limone, farsi medicare le ferite da un'infermiera con le fattezze di Jessica Alba, mentre una seconda, stavolta sosia di Victoria Silvstedt, vi spalma di unguenti profumati con le tette, il tutto su un letto di piume d'angelo.
e di non riuscire a godersi il momento.
perche' il problema di volere troppo una cosa e' che si corre il rischio di ottenerla.
tanto maggiore e' la volonta' di raggiungere uno scopo, tanto piu' profondo e' il senso di smarrimento e di vuoto che si prova quando il sogno diventa realta'.
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giovedì 11 giugno 2009
la sottile linea
sapete quando vostra sorella canta con l'iPod nelle orecchie, col volume tanto alto da non sentire nemmeno la propria voce, cosi' da risultare piu' stonata di quanto e' solitamente?
se avete mai provato questa esperienza, sapete che tutto quello che vi passa per la testa e' BANG! un colpo di pistola.
su di voi o su di lei fa' poca differenza (meglio su di lei, comunque), l'importante e' immaginare il BANG!, e poi il silenzio.
bramare il BANG!, emblema del rumore, ma anche portatore di cheta assenza di suono.
e pace.
dentro di voi, e per espansione dei sensi e della mente anche intorno a voi, vostra sorella sta' essendo colpita, le cervella vi schizzettano sul viso, e voi, ormai ridotti alla vostra parte piu' animale e primordiale, vi beate dell'umida e viscida sensazione con un sadismo imbarazzante, che fortunatamente, nell'estasi del momento, non potete cogliere, e del quale non vi restera' gran ricordo.
un lungo istante di piacere puro (quel piacere, cioe', che fa' leva sui nostri bisogni e desidèri piu' reconditi, spesso subconsci), che seppur fittizio, li' e allora, e'.
ecco, cosa fareste se, durante questa situazione complessamente critica e fragile, un ragazzino lanciasse un petardo in cortile, e vostra sorella, per pura congiunzione astrale o per cazzi suoi, smettesse di straziare "se telefonando" all'improvviso, a meta' ritornello?
cioe'... lei canta e poi BANG!
e il silenzio.
nella vulnerabile impreparazione, un piccolo spintone oltre la linea sulla quale state pattinando, l'avverarsi di cio' che nella vostra mente sta gia' accadendo, il passaggio da quasi reale a reale.
ditemi, orsu', che cosa fareste?
perche' io, sul momento, sono stato preso dal panico, e non ho potuto che pensare: "cazzo, l'ho ammazzata".
fantastica, la mente umana.
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